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Superbonus 110: Il Risparmio Che Si Trasforma in Tassazione

  • Immagine del redattore: First Consulting Bologna
    First Consulting Bologna
  • 14 mag 2024
  • Tempo di lettura: 2 min

Il Superbonus 110, inizialmente accolto come un'opportunità vantaggiosa per chiunque volesse investire nel proprio immobile, si sta trasformando in una fonte di preoccupazione per molti.

Le restrizioni imposte dallo Stato stanno mettendo in crisi coloro che avevano sperato di trarre benefici a breve termine da questa misura.



L'obbligo imposto dal governo riguarda soprattutto coloro che hanno intravisto nel Superbonus una possibilità di guadagno veloce. Questa agevolazione fiscale, pensata per incentivare l'acquisto o la ristrutturazione di immobili già esistenti, sembra ora beneficiare più lo Stato che i cittadini. Nel corso degli anni, infatti, le regole di adesione sono cambiate drasticamente, fino ad arrivare al blocco totale delle nuove richieste nel 2024.


Le restrizioni più recenti riguardano non solo la detrazione fiscale, ora ridotta al 70% per i lavori del 2024, ma si estendono anche alla cessione del credito e allo sconto in fattura, soggetti a limitazioni severe. Ma la novità più inquietante è la cosiddetta "tassa post-Superbonus", che grava sui capitali derivanti dalla vendita di immobili goduti della maxi detrazione del 110%.


La tassa sul Superbonus è una delle più grandi sorprese di questo panorama fiscale. Se un immobile soggetto a ristrutturazione viene venduto entro dieci anni dalla conclusione dei lavori, si applica questa imposta, con alcune eccezioni. La tassazione riguarda la plusvalenza, che è la differenza tra il prezzo di vendita e quello di acquisto, considerando anche altre spese relative all'immobile.

Se si è usufruito del Superbonus 110% senza alcun esborso economico, le spese non vengono considerate nella plusvalenza se la vendita avviene entro 5 anni dalla fine dei lavori; dopo questo periodo, solo il 50% delle spese è considerato. In alternativa, se si è scelto di usufruire della detrazione fiscale, tutte le spese sono considerate. Sulle plusvalenze si può pagare il 26% di imposta sostitutiva o le aliquote progressive dell’Irpef, meno convenienti.



Sono esclusi da questa tassazione gli immobili acquisiti per successione, ma anche quelli adibiti ad abitazione principale del venditore o dei suoi familiari per la maggior parte dei dieci anni precedenti alla vendita, o per la maggior parte del periodo tra l’acquisto o la costruzione e la vendita, se questo è inferiore ai dieci anni.

In conclusione, quello che sembrava essere un vantaggio per i cittadini si sta trasformando in un'onere fiscale imprevisto. Il Superbonus 110, se da un lato ha incentivato l'investimento nel settore immobiliare, dall'altro ha introdotto complicazioni e tasse che stanno colpendo chi sperava di trarre vantaggio da questa misura.


 
 
 

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